Piattaforma Rivendicativa del Napoli Pride 2010

PIATTAFORMA
RIVENDICATIVA DEL NAPOLI PRIDE 2010

1.

DIRITTI CIVILI

“[…]
nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost.,
spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua
piena discrezionalità,
individuare le forme di garanzia e di
riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte
costituzionale la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche
situazioni
(come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n.
559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in
relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile
la necessità di un
trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella
della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con
il controllo di ragionevolezza
.”                            
(Corte costituzionale – Sentenza 138/10, par. 8 del Considerato
in diritto
)

Il Parlamento italiano deve calendarizzare le varie proposte di
legge sul tema delle unioni di fatto, come peraltro viene indicato in
modo chiaro e preciso, dai giudici della Corte Costituzionale.
Consideriamo il livello della discussione del tutto assente. Le esigenze
e i bisogni delle coppie lesbiche e gay, comunque escluse dall’accesso
al matrimonio o ad istituti equipollenti, per un’ingiusta
discriminazione, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.

In tema di diritti civili il movimento LGBT
italiano, chiede:


che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del
16 marzo 2000 che chiede di garantire «alle coppie dello stesso sesso
parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie tradizionali ».

– chiediamo una legge che
estenda il matrimonio civile anche alle coppie dello stesso sesso o crei
un istituto equivalente con tutti gli stessi diritti.

– la creazione di istituti
differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento
giuridico pubblico delle unioni civili, nel rispetto delle differenti
modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in
molti paesi europei;


una legge che regoli la responsabilità genitoriale dei partner di
fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse delle migliaia di figli e
figlie di lesbiche, gay e transessuali presenti nel paese;

– una legge che garantisca
l’adozione di minori anche da parte dei singoli;

– l’applicazione della direttiva europea 207 del
1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne
per quanto riguarda
l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e
le condizioni di lavoro,
anche alle persone che compiono la transizione da un sesso
all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile
1996;

– il
recepimento della direttiva europea 38 del 2000 sulla libertà di
movimento dei cittadini europei in modo rispettoso dei diritti delle
coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;

– garanzie per il diritto alla salute delle
persone lgbt che pongano fine alle discriminazioni in ambito sanitario,
riattivando le campagne ministeriali d’informazione sulla prevenzione,
garantendo i diritti delle persone sieropositive.

– la modifica della legge 40 per consentire
l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola
maggiorenne e alle coppie dello stesso sesso.

– chiediamo la gratuità delle terapie necessarie
alla transizione di genere e che si affronti il tema dell’
intersessualismo.


l’aggiornamento della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso o
l’introduzione di nuove norme, per consentire il cambio anagrafico di
nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di interventi
chirurgici;

 

2.

LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI

La Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio 2006 ha chiesto
di
«assicurare
che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender siano protette
da violenze e dichiarazioni di odio omo/transfobico»
. La sentenza della Suprema
Corte Europea del 30 aprile 1996, ha esteso alle persone “che transitano
da un sesso all’altro” l’applicazione della Direttiva Europea 76/207
sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne e le leggi
nazionali ad essa ispirata. In Italia per le persone lgbt continuano a
subire le discriminazioni sul lavoro, nella scuola, nella società senza
potersi avvalere di alcun strumento giuridico specifico che li tuteli.

In tema di lotta alle discriminazioni, il
movimento LGBT italiano chiede:

– una legge contro le discriminazioni basate sull’orientamento
sessuale e sull’identità di genere
, che rimuova gli ostacoli di
natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle
persone omosessuali e transgender e recepisca in modo pieno e
sostanziale le Direttive Europee 207 del 1976 e 78 del 2000.

–  la salvaguardia della
laicità dello Stato;


l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e
all’identità di genere;


che vengano pianificate azioni positive contro il pregiudizio omofobico
e transfobico e le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne
di sensibilizzazione, buone pratiche.

– che l’Italia assuma un ruolo propositivo per il rispetto dei
diritti umani nel mondo, e che dia il massimo sostegno alla proposta di
legge depositata dall’ONU per l’abolizione della pena di morte, per la
depenalizzazione del reato di omosessualità e transessualità presente
nelle legislazione di decine di Paesi.
 

– la modifica del
Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE
per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni
di lavoro”, anche per eliminare le nuove discriminazioni introdotte,
come quelle contro gay e lesbiche in divisa;

– una migliore
applicazione della direttiva europea 85 del 2005 riguardo allo status di
rifugiato anche per le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender
perseguitati, non solo dallo Stato, nei loro paesi;

– la difesa del
principio di autodeterminazione;

– norme che diano accesso al SSN per
tutte le cure necessarie alla transizione di genere;

– una legge che
impedisca le assegnazioni di sesso arbitrarie, eseguite a partire dai
primi mesi di vita, sulle persone nate intersessuate;

– una legge che
preveda il risarcimento delle persone transessuali che fino al 1982 sono
state sottoposte a regime carcerario per la loro diversa identità di
genere ,e l’abrogazione dell’Articolo 85 del Decreto 773 del 1931.

– l’estensione delle norme
che tutelano le lavoratrici e i lavoratori dalla discriminazione per
orientamento sessuale a tutti i contratti di lavoro;

– il sostegno alla
proposta di una nuova direttiva europea contro le discriminazioni in
tutti i settori della fornitura di beni e servizi (salute, istruzione,
formazione, alloggio, ecc.);

– il ritiro del Pacchetto Sicurezza che,
introducendo il reato di clandestinità, non consente la denuncia dello
sfruttamento da parte delle vittime. Questo è ancora più rilevante per
le persone trans che, nel caso in cui denuncino tale sfruttamento,
sarebbero rinchiuse nei CIE, dove non viene rispettata la loro identità
di genere.

 

Per ADERIRE: http://www.napolipride.org/adesioni

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